Antiche Vie del Sale - Strade del Mare


Antiche Vie del Sale - Strade del Mare

Sono ben 25 i comuni dell’entroterra imperiese, savonese e piemontese  costituiti in una Associazione che porta il titolo della prima iniziativa congiunta ‘Antiche Vie del sale – Strade del Mare’. Obiettivo della neonata Associazione, promuovere un percorso comune a tutta l’area che spazi dalla cultura, all’enogastronomia, al turismo. Studiosi di grande livello nazionale riuniti, dunque, in un meeting per inaugurare una nuova era di collaborazione tra enti locali per  rivalutare oggi, alla luce di una storia millenaria, percorsi paesaggistici per un turismo meno consueto. La presa di coscienza per molti comuni liguri e piemontesi di condividere un grande patrimonio culturale comune è stimolo a stringere legami, a rigenerare identità e senso di appartenenza. La Via del Sale è ora un´Associazione di Enti Locali che intende realizzare uno strumento operativo per lo sviluppo sociale, economico e turistico del territorio.”
Un patrimonio culturale comune  formato nei millenni dal passaggio, e dall’incontro, di pastori, commercianti, mulattieri e pellegrini sulle grandi direttrici storiche, come le Antiche Vie del Sale e, più in generale, lungo le Strade del Mare che fecero del territorio ligure, provenzale e piemontese una terra di passaggio tra il Mediterraneo e l’Europa continentale. Non una linea, non una singola direttrice viaria, ma un’area organica legata dalle molteplici relazioni prodotte dalle comunicazioni tra Mediterraneo ed Europa Continentale.

 “Sin dai tempi più remoti il sale è entrato nell’alimentazione umana e vi è divenuto essenziale, se non indispensabile, spiega Pier Maria Giusteschi Conti, partecipante alle Vele d´Epoca e storico dell´Università di Parma – per questo la sua produzione,  commercio e  trasporto sono precocemente organizzati.  Nel mondo romano, infatti, il sale è monopolio dello stato, che dalla prima età repubblicana perdura sino alla dissoluzione dell’Impero”. Merce di scambio fin dall’antichità  il sale, detto anche ‘l’oro bianco’ per il suo valore, aveva un ruolo centrale anche nella conservazione degli alimenti . “L’uomo fin dall’antichità ha escogitato tre metodi principali: l’essicazione al sole, l’essicazione per affumicatura e la salatura - spiega la prof. Anna Arnoldi, del Dipartimento di Scienze Molecolari  Agroalimentari dell’Università di Milano -  Quest’ultima tecnica è particolarmente valida, perché il rapido allontanamento dell’acqua impedisce lo sviluppo dei microrganismi in modo efficace. Inoltre, il sale dà ottimi risultati anche da un punto di vista organolettico. Tra gli alimenti conservati per mezzo del sale ricordiamo i salumi e i formaggi, per i quali il nostro paese vanta prodotti di grandissima eccellenza, il pesce (in Liguria c’è un’antica tradizione di conservazione delle acciughe sotto sale), le olive, i lupini, i capperi, e tanti altri.”
© Fonte genovapress

Le vie del sale erano gli antichi percorsi e rotte di navigazione utilizzati anticamente dai mercanti del sale.
Non esisteva un´unica via del sale: i vari popoli emiliani, lombardi e piemontesi avevano ognuno la propria rete di sentieri e collegamenti per portare le merci, principalmente lana e armi, verso il mare e recuperare lì il sale, allora prezioso per la conservazione degli alimenti nel lungo periodo. La produzione di formaggio e di insaccati, la conservazione della carne, del pesce e anche delle olive richiedevano elevate quantità del preziose elemento. Ma anche attività artigianali come la concia delle pelli e la tintura richiedeva l´uso di sale.
Mettendo in comunicazione la Pianura padana con la Liguria o i territori francesi della Provenza si permetteva il commercio di questo materiale prezioso, che era di difficoltoso reperimento nelle regioni del Settentrione, lontane dal mare.

  • La vie del sale emiliane percorrevano la val Trebbia e la val di Taro.
  • La via del sale lombarda seguiva tutta la valle Staffora (provincia di Pavia), percorreva il crinale che divide la val Borbera (provincia di Alessandria) dalla val Boreca (provincia di Piacenza) passando per il monte Antola per scendere in val Trebbia, a Torriglia, punto di incontro con i tracciati piemontesi ed emiliani, e da lì raggiungeva agevolmente Genova.
  • Una delle vie del sale piemontesi metteva in comunicazione il territorio saluzzese con il Delfinato e la Provenza, in Francia, attraverso il tunnel del Buco di Viso.
  • L´asse sud-nord utilizzava i valichi alpini e permetteva al sale che transitava sul territorio italiano di superare le Alpi: ne è un esempio lo Stockalperweg che, da Domodossola, risaliva la Val Bognanco, superava il Passo del Sempione e scendeva a Briga, nel Cantone Vallese (Svizzera).

Storia

Dopo la caduta dei Longobardi ad opera di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero costituì i feudi imperiali con lo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare; assegnò questi territori a famiglie fedeli che dominarono per secoli questi feudi, controllando le vallate e garantendo, in cambio di gabelle, la sicurezza dei convogli.
Il trasporto su terreni accidentati veniva effettuato a dorso di mulo poiché le strette e disagevoli mulattiere che si inerpicavano sui pendii e nelle valli non permettevano il passaggio di carri.
Ove possibile, nella pianura, si preferiva effettuare il trasporto per via fluviale per limitare i costi, medianti grandi chiatte che arrivavano a trasportare anche 60 tonnellate di sale per carico. Nel Vallese, per facilitare il trasporto del sale venne addirittura costruito un canale, il Canale Stockalper, nella valle del Rodano.
Oggi le vie del sale, perso il loro valore commerciale, sono divenute meta di escursioni e trekking, snodandosi in ambienti integri e di particolare interesse naturalistico.

Comuni Promotori del Progetto:


ALTO
(CN)


AQUILA
d´ARROSCIA (IM)


ARMO
(IM)